Bruxelles, 20 Dicembre 2010 -Trasferta in terra di Belgio per il Team di Atlan66 che giovedi 16 dicembre 2010 si è recato presso Espace Monte Paschi in Avenue d'Auderghem (Bruxelles) per partecipare al workshop "Integrating TELEMEDICINE in the National Health Services".

Sono intervenuti professionisti di elevatissimo spessore provenienti da diverse nazioni e da differenti ambiti di specializzazione (dalla politica alla medicina allo sviluppo di applicazioni e servizi per concludere con alcune esperienze commerciali di successo), che hanno delineato le prospettive di sviluppo della telemedicina, i relativi costi/risparmi economici e soprattutto il netto miglioramento in termini di qualità della vita in particolare per i pazienti affetti da malattie croniche quali insufficienze respiratorie, gravi problemi cardiaci e diabete.

Programma TeleMedicine 2010Il workshop si è aperto, dopo i saluti istituzionali, con la Dottoressa Flora Giorgio (scientific officer in DG Information Society and Media, ICT for health Unit) che ha illustrato gli orientamenti istituzionali assunti dall'Unione Europea allo scopo di favorire lo sviluppo e l'ampliamento della telemedicina nei paesi membri in modo da garantire la qualità del servizio alla popolazione over 65 che, nei prossimi anni, secondo le prospettive crescerà come nessun'altra fascia di età riuscirà a fare.

In seconda battuta Luca Buccoliero, dell'Università Bocconi di Milano, ha illustrato alcuni metodi di valutazione della qualità dei servizi proposti in ambito telemedico e ha posto l'attenzione sulla necessità di mettere il paziente, e non più il servizio, al centro dell'indagine che è preludio allo sviluppo di un efficace servizio di eHealth.
Punto critico della sua esposizione è stata l'osservazione che, di fatto, l'utilizzo di un sistema basato sulla telemedicina, riferito nel caso specifico al progetto quinquennale ESCAPE a Treviso, non ha generato un risparmio economico significativo per la struttura ospedaliera ma ha garantito una semplificazione dell'attività reportistica, una riduzione sensibile delle tempistiche di clinical record e dei margini di errore nonchè un aumento sensibile del prestigio della struttura e della sua immagine in generale.

Prima della pausa caffè, infine, Jan Van Emelen (della Association Internationale de la Mutualité) ha sottolineato come il principale ostacolo all'applicazione della telemedicina su larga scala sia rappresentato dall'ostruzionismo esercitato dagli stessi operatori del settore sanitario che, evidentemente per scarsa conoscenza del sistema che dovrebbero adottare, nutrono seri dubbi e forti timori in merito.
In realtà, studi autorevoli dimostrano che il sistema sanitario nei prossimi anni riceverà delle sollecitazioni molto forti a causa dell'aumento della popolazione over 65 che richiederà molte più cure soprattutto a causa delle malattie croniche da cui spesso è affetta: alla luce di questo drastico aumento la telemedicina rimane l'unica risorsa in grado di fronteggiare l'aumento di richiesta evitando il collasso dell'intero sistema.
Per questo, secondo Mr Van Emelen e secondo AIM e COCIR, la gestione della malattia a lungo termine richiede nuove partnerships fra le strutture sanitarie, l'ICT e la ricerca: prima e fondamentale chiave di sviluppo consiste nel coordinare l'offerta con l'effettiva richiesta da parte dei pazienti.

TeleMedicine - Bruxelles 2010La seconda sessione del workshop, presieduta da Mr Luc Nicolas (ICT for health expert presso PUBLIC FEDERAL SERVICE PUBLIC HEALTH), ha visto l'intervento di Frederic Lievens della International Society of Telemedicine in merito all'opportunità di definire degli standards e dei "Code of Practice" a livello europeo che possano coordinare i tanti dispositivi che già consentirebbero una buona applicazione della telemedicina e del controllo da remoto in particolare dei pazienti affetti da cronical disease.
A tale proposito, il codice "TeleSCoPE" (Telehealth Services Code of Practice for Europe) verrà pubblicato nel 2013 e prevederà una chiarezza di definizioni, riferimenti agli standards, alle guideline, alle buone pratiche, alla possibilità di testare e ai relativi livelli di test nonchè risponderà alle richieste di training e di educazione e supporterà esplicitamente lo sviluppo in numerosi stati membri dell'Unione.

Angela Di Tommaso (Fondazione Istituto Oncologico “T. Campanella”, Catanzaro) ha sottolineato come uno dei principali problemi del nuovo secolo, cioè il numero di persone al di sopra dei 65 anni che cresce come nessun altra fascia d’età, rappresenti in realtà una vittoria per la sanità pubblica ma, allo stesso tempo, faccia sorgere nuove esigenze.
Le malattie croniche quindi sono la nuova sfida del secolo e vanno intese come quelle malattie che non migliorano nel tempo e che, con l’invecchiamento della popolazione, sono destinate ad aumentare.
In questo momento, tra l’altro, già 57 stati fanno i conti con la mancanza di personale sanitario specializzato.
L’ICT promette di aiutare e sostenere il sistema sanitario come ha sostenuto il settore finanziario e bancario negli ultimi decenni anche grazie all’incredibile sviluppo dei mobile phones, che consentono di connettere il paziente da casa con le strutture che lo sostengono e monitorano. Secondo molti studi, i pazienti che utilizzano il telehealth da casa richiedono poi meno servizi di ospedalizzazione e cure con conseguente ottimizzazione dei costi per il sistema sanitario nazionale.
Sarà però necessario implementare uno standard di comunicazione che garantisca la privacy, la riservatezza e la sicurezza nella trasmissione dei dati in telehealth.
Occorre anche sottolineare che Internet viene normalmente ben accettato dai pazienti anche per i costi bassi di utilizzo e perché consente di accedere alle informazioni on-line anche alle popolazioni che vivono in luoghi rurali come a coloro che abitano le città (non pensiamo all’occidente ma soprattutto ai paesi in via di sviluppo).
Un ultimo spunto di riflessione riguarda le problematiche legali, etiche ed economiche che l’e-Health inevitabilmente pone ma che sono assolutamente risolvibili soprattutto alla luce dei vantaggi che giustificano l’investimento e la ricerca in questo settore.

TeleMedicine - Bruxelles 2010Carlo Corti, dirigente della "Struttura Progetti di sanità internazionale e nazionale" per la Regione Lombardia, ha illustrato i progetti che il sistema sanitario regionale ha sviluppato negli ultimi dieci anni, partendo da TELEMACO (chiuso nel settembre 2010, è un esempio di telemedicina per le piccole municipalità che intende ridurre le distanze fra i cittadini e i servizi sanitari al fine di aumentare la soddisfazione del servizio) per arrivare a EVOLVO (ancora in corso) e soprattutto alle Nuove Reti Sanitarie. Al workshop è presente anche Maria Pia Izzo, del team Atlan66, che attualmente coordina il progetto "Reti di Patologia" in qualità di Team Leader in collaborazione con Santer S.p.A. e I&T Servizi. Le Reti di Patologia rappresentano una naturale evoluzione del CRS-SISS (Carta Regionale dei Servizi - Sistema Socio-Sanitario Informatizzato). Grazie a queste specifiche reti assistenziali diversi elementi afferenti a più strutture del territorio possono collaborare nel processo di cura di una specifica patologia realizzando di fatto dei reparti virtuali inter-aziendali (Reti di Patologia) finalizzati a ottimizzare il processo di assistenza al paziente. La storia clinica del paziente prodotta nell’ambito di una Rete di Patologia si trova nel Fascicolo Sanitario Elettronico.
Mr Corti ha evidenziato che la Lombardia sta via via rendendo operativi i vari progetti pilota sviluppati in ambito sanitario e che "il rilascio in produzione" degli stessi abbia determinato una grande soddisfazione da parte dei pazienti,abbia consentito una maggiore comunicazione tra l’Azienda Ospedaliera ed il territorio oltre ad una riduzione dei costi, in linea con le limitazioni finanziarie imposte dallo stato italiano alle regioni (la Lombardia è una delle poche regioni con un bilancio sanitario in pari, elemento fondamentale per progettare la continuità del servizio).

Infine Serge Burgeois ha concluso la sessione mattutina descrivendo un progetto non più pilota ma già operativo chiamato "Rèseau Santè Wallon" e che consiste nella condivisione di documenti sanitari e medici fra tutte le strutture sanitarie attraverso una interfaccia web.
Il focus principale è rappresentato dai diritti del paziente e dal rispetto della privacy: ogni utilizzatore del sistema deve essere iscritto e sottostare a determinati requisiti; inoltre il paziente può volontariamente escludere alcuni medici dalla visione di determinati documenti e può verificare costantemente da chi sono state consultate le proprie cartelle cliniche e per quale motivo.
Mr Burgeois ha poi sottolineato che, proprio per l'ostruzionismo che le strutture mediche tendono ad attuare nei confronti di questo genere di innovazioni, non basta sviluppare il progetto ma bisogna anche creare una organizzazione che supporti i terzi nell’utilizzo degli applicativi sviluppati e risolva le eventuali richieste e le eventuali problematiche legali.
Gli sviluppi futuri previsti per il progetto sono la semplificazione dell’uso delle risorse condivise, il trasferimento dei documenti più pesanti, l'integrazione con altri sistemi (es sistema nazionale delle vaccinazioni), l'interfaccia con altre regioni all’interno del Belgio e quella più ampia a livello europeo.

TeleMedicine - Bruxelles 2010Da sottolineare, nel Question Time, l'intervento di Francesco Sicurello (Presidente di @ITIM - Associazione Italiana di Telemedicina ed Informatica Medica, membro della Direzione Generale Sanità-Regione Lombardia e Coordinatore del PTU-Polo Tecnologico Universitario Desio–Milano) che ha sollecitato Mr Burgeois in merito all'opportunità di creare una interoperabilità semantica fra i vari documenti clinici: il rappresentante del progetto "Rèseau Santè Wallon" ha risposto che per il momento la struttura si limita a condividere i documenti augurandosi che li comprendano i medici che li hanno creati; nel futuro si progetta di condividere il Medical Summery partendo, in effetti, dal documento stesso ma se non c'è una codificazione comune alla base non ci muoviamo. In seguito si intende creare un DB in grado di condividere i dati dei pazienti e in quel caso si affronterà di nuovo il problema della codificazione, ma non prima dell’anno prossimo. Non si può pretendere di essere perfetti dall’inizio: se si vuole procedere, è necessario accettare di procedere per gradi di perfezionamento.

Al rientro dalla pausa pranzo, organizzata presso gli spazi di Monte Paschi a Bruxelles, Simonetta Scalvini della Fondazione Salvatore Maugeri ha parlato della valutazione delle evidenze nella telemedicina e, dopo di lei, sono stati illustrate due esperienze pratiche, una belga e una italiana.
In particolare, Dimitri De Rooze ha illustrato il progetto di assistenza remota agli anziani chiamato Senior.confort@home (qui una breve spiegazione ad opera di Telemedicina Rizzoli) il cui obiettivo principale è quello di integrare le possibilità garantite dalla telemedicina con le tecnologie e i servizi già presenti. In pochi anni le persone al di sopra dei 75 anni cresceranno in modo esponenziale non solo in Belgio ma in tutta l’Europa e, con le attuali risorse disponibili e con una gestione tradizionale della medicina solo il 60% della popolazione ultrasettantenne riuscirà ad ottenere l’assistenza medico-sanitaria sufficiente alla sopravvivenza a meno di un drastico intervento adesso: l’ICT può lanciare un ponte fra il paziente e il medico, magari per ora usando la televisione (che al momento è uno strumento noto per queste persone) e poi, più avanti, usando il computer.
Il progetto ha cominciato ad essere sviluppato circa 5 anni fa su impulso, soprattutto, dei figli di questi ultrasettantacinquenni che volevano essere certi che i loro cari fossero monitorati ed eventualmente soccorsi in tempo reale: tecnologia e innovazione devono diventare invisibili perchè queste persone li utilizzino costantemente, devono esserci senza rendere la vita impossibile o anche solo più complessa, quindi tutti gli strumenti progettati ora sono più di design e spesso si integrano negli abituali strumenti di casa. La sfida ora è portare l’ihealthcare nelle nuove tecnologie (che vuol dire anche mobile phones) e passare dalla e-Health alla participatory Health, dove i pazienti devono partecipare, non sono solo oggetti ma anche soggetti delle decisioni da prendere in merito alla loro salute.

In conclusione di sessione Marco D'Angelantonio, rappresentante dell'Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna, ha illustrato le pratiche adottate dall'istituto per garantire una maggiore copertura territoriale e per evitare ai pazienti spesso di percorrere centinaia e centinaia di chilometri per una semplice visita informativa oppure per un controllo post-operatorio.
Il costo è effettivamente più basso se si tiene conto delle spese da sostenere per recarsi fisicamente fino a Bologna, tenuto conto che spesso non si sposterebbe solo il paziente ma anche almeno una persona per accompagnarlo (generalmente sono pazienti con seri problemi di mobilità).
A partire dal 2002 sono stati eseguiti circa 2000 teleconsulti: non sono moltissimi ma cominciano ad essere un numero ragionevole soprattutto tenuto conto che la popolazione non è abituata a questo tipo di servizio. È necessario stimolarne l’uso attraverso il coinvolgimento dei professionisti (medici) e il coinvolgimento degli operatori sanitari presso gli ospedali.

Programma TeleMedicine 2010La sessione conclusiva, moderata dal Prof. Francesco Sicurello, si è aperta con l'intervento di Jacques Col del Belgium Heart Failure Project il cui obiettivo è delegare ai medici di base il monitoraggio dei pazienti a rischio di infarto in modo da garantire un monitoring quotidiano che il medico specialista non riuscirebbe ad eseguire.
L’idea di inviare il monitoraggio in caso di problemi cardiaci è piuttosto datata ed è trasversale in europa (è nata in Svezia). Il Belgio ha riconosciuto immediatamente il valore e il funzionamento del progetto e ci si è interrogati invece su quale fosse il modo più efficacie di trasmettere i dati, specialmente nelle malattie considerate croniche che hanno bisogno di essere controllate in prospettiva, con periodi potenzialmente lunghi di sopravvivenza.
La parola d’ordine è semplificare il controllo e delegarlo al medico di base, che invia il paziente allo specialista solo se necessario (con evidente riduzione dei costi pubblici): un servizio di successo deve essere user-friendly, semplice e oggettivamente misurabile e non deve disturbare il rapporto fra il paziente e il medico coinvolto nell’analisi, apportare benefici clinici ed anche una riduzione/stabilità dei costi, soprattutto in prospettiva di uno sviluppo futuro.

La seconda esperienza pratica illustrata è italiana ed è stata esposta da Gianluca Castelnuovo, psicologo clinico ed esperto in telemedicina nel trattamento a lungo termine dei pazienti affetti da obesità pressol'Università Cattolica di Milano.
Il progetto si basa sull'assunto che c’è un forte legame fra alcuni aspetti della modernizzazione e lo sviluppo dell’obesità nella nostra società (e dall’obesità spesso viene il diabete) e che questo genera parecchi costi diretti e indiretti (poca produzione, malattia, disabilità, ecc ecc) che incidono non solo sull’individuo ma sull’intera società. Per questo motivo è opportuno monitorare e motivare i pazienti affetti da obesità affinchè combattano questa situazione patologica o almeno la tengano sotto controllo.
Il vero problema, in questo genere di studi, è riuscire a monitorare i risultati e compararli con altre esperienze simili: vi sono molti difficoltà nell’analisi dei dati perchè gli studi sono differenti e non includono metanalisi; ci sono problemi anche nell'organizzare dei controlli random e spesso non c’è un approccio strettamente scientifico. Molti progetti, poi, non riportano i costi che vengono investiti per realizzarli, anche se dal punto di vista medico danno dei risultati interessanti. Altri studi non dividono i pazienti per genere (maschi e femmine) o per fasce di età uniformi e spesso non si misurano nemmeno gli aspetti psicologici come l’user satisfaction ecc ecc che pure incidono ampiamente sulla qualità della vita garantita a questi pazienti.
In ogni caso risulta in maniera evidente che la telemedicina aumenta la soddisfazione del paziente, la qualità della vita e abbassa i costi.

Il congresso è stato concluso dalla descrizione di una terza esperienza pratica da parte di  Sébastien Russeaux - Team Leader dei progetti OLDES e eHealth for Citizens.

Nel complesso una giornata di assoluto interesse che ha confermato l'intuizione di Atlan66 di volersi specializzare nel settore tecnologico a sfondo medico/sanitario: è importante offrire un servizio di qualità al sistema sanitario pubblico tramite le nuove tecnologie in modo da garantire uno standard minimo di assistenza a tutti coloro che ne abbiano bisogno.

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